Born to be Bookahoilc :D

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Un'arma in casa - Nadine Gordimer, Grazia Gatti Sono doppiamente soddisfatta: innanzitutto, non credevo che sarei riuscita a finire senza traumi questo libro e poi soprattutto perché mi è piaciuto un sacco.. Quindi DUE A ZERO per Serena palla al centro! :DDMi ero imbattuta nel libro quasi per caso, la trama mi era piaciuta e soprattutto avevo visto nella lettura di questo libro la possibilità di approfondire la mia conoscenza del Sudafrica (dove ho lasciato una parte del mio cuore..) grazie ad un premio Nobel per la letteratura. Però poi avevo letto tante recensioni non propriamente positive, commenti circa la lentezza estrema del romanzo e il mio entusiasmo si era un po' sgonfiato.. Ho rimandato il rimandabile :DAlla fine però il mio sesto senso non mi ha ingannato e ancora una volta ho scoperto una chicca!Certo, non è un romanzo 'facile' o leggero, questo no.. Anzi, durante la lettura ogni tanto dovevo fare delle pause perché mi calava la palpebra oppure leggevo senza quasi capire.. Però merita davvero! E nella sua lentezza è comunque assai bello! Lentino sì, ma di una lentezza che non pesa (troppo)!Nadine Gordimer è una narratrice invadente: è praticamente onnipresente, i suoi commenti e i suoi giudizi sono ben identificabili e ben poco celati. Eppure questo non rappresenta assolutamente un punto di biasimo.. E' una presenza confortante, in un certo senso: ci prende per mano e ci guida all'interna di questa intricata faccenda. Mi ha ricordato un po' una mamma premurosa che porta i propri figli al parco giochi e li guarda giocare.. :))La vicenda protagonista, l'uccisione di un uomo da parte di Duncan, non è importante tanto in quanto tale**, bensì perché "grazie ad essa" (se si può ringraziare una cosa del genere..) la Gordimer riesce a parlare di tante cose: il razzismo in Sudafrica, la violenza, l'essere genitori, ciò che si dà per scontato (e scontato proprio non lo è!!) e soprattutto il rimettere in dubbio tutte le proprie certezze: Claudia e Harald, i genitori di Duncan (e secondo me veri protagonisti del libro, in quanto Duncan appare sempre "di riflesso", mai come centro della storia, paradossalmente), persone bianche e agiate nell'Africa post-apartheid, da un momento all'altro, dal fatidico venerdì, vedono scomparire la loro tranquilla esistenza, si attaccano l'un l'altro, biasimano se stessi e cercano di comprendere dove e come hanno sbagliato nell'educare il loro unico figlio, la gioia dei loro occhi; e la lezione più dura di tutte che dovranno affrontare non è perdere le loro sicurezze, ma diventare consapevoli del fatto che il sangue del loro sangue è ben lontano dall'essere perfetto, dall'essere come loro se lo immaginavano..Ho apprezzato molto lo stile della Gordimer: al di là della sua presenza, ho trovato molto poetiche alcune frasi e molto profondi alcuni pensieri.. La sua scrittura vellutata mi ha coccolato, durante la lettura!Se siete pronti a lasciarvi catturare da un libro non facile, un po' lento e a tratti pesantino (la parte del processo occupa gran parte del romanzo) ma scritto davvero davvero bene, con grande caratterizzazione.. Allora "Un'arma in casa" fa al caso vostro! :))**Sento che questa frase è DAVVERO contorta.. Perdonatemi!!Ero pronto a morire per te. [...] Ma immaginare che sarei stato pronto ad uccidere.. anche solo me stesso. No. L'amore è vita, è la forza procreatrice, non può uccidere. E se lo fa non è amore. Non sarai mai solo perché noi siamo soli senza di te.

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